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Coronavirus: mascherine e distanze, le nuove abitudini


Al lavoro, all’aperto e anche a casa, se necessario per proteggere i nonni e chi è più a rischio. Il senso di responsabilità verso la nostra salute e quella degli altri e le nuove indicazioni ci conducono ad indossare sempre le mascherine e ad aumentare le distanze per evitare tutte quelle situazioni che potrebbero comprometterle. La nostra nuova quotidianità tra raccomandazioni e buon senso


Intervista a Domenico Crisarà

• Vice Segretario Nazionale Fimmg, Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale www.fimmg.it

di Luisa Castellini


«Impossibile fare previsioni». Domenico Crisarà, Vice Segretario Nazionale della Fimmg, la Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale, che si sono riuniti a metà ottobre per fare il punto sul proprio ruolo nella e oltre la pandemia, non si sbilancia. I dati, del resto, cambiano da un giorno all’altro. E così le norme, che sono state rese necessarie «dall’aumento esponenziale dei contagi».


Quale è stata la reazione degli italiani rispetto alle varie norme anti-Covid?

I cittadini hanno dimostrato negli ultimi mesi un senso di responsabilità straordinario, sia durante il lockdown sia adesso. I pazienti più a rischio, come gli anziani, hanno maturato il senso del pericolo e sono molto attenti. In generale tutti hanno compreso l’importanza dei comportamenti da adottare. C’è stato solo un momento, durante l’estate, dove questo senso di responsabilità individuale e collettiva si è un po’ perso.


Ognuno può fare la differenza?

Certo. E non si può pensare di fare prevenzione se i cittadini non sentono proprie le indicazioni, e così è stato. Lavarsi le mani, mantenere il più possibile le distanze, indossare bene le mascherine sono comportamenti oggi compresi e applicati dalla maggior parte dei cittadini.


Cosa deve fare il cittadino, in presenza di sintomi sospetti?

Quando la persona ha febbre, starnuti o un malessere avvisa subito il medico di famiglia che in base alla sua esperienza valuta se procedere col tampone e di conseguenza attivare il sistema di tracciamento e assistenza territoriale.


Il tampone rapido dovrebbe essere eseguito dal medico di famiglia?

Sarebbe utilissimo averlo in tutti gli studi, ma devono essere adeguatamente attrezzati. Oggi fare la diagnosi differenziale è essenziale. Di fronte a qualsiasi tipo di problematica, anche a una frattura, il primo passo è escludere il Covid-19. Qualsiasi paziente può essere un asintomatico: non si tratta solo di garantire la sicurezza del medico ma anche di evitare che si trasformi in un diffusore del contagio. In Veneto l’87% dei medici di famiglia si è dichiarato a favore dell’esecuzione del tampone rapido (test antigenico) in studio che garantisce il risultato in pochi minuti.


Le norme anti-Covid sono utili anche contro l’influenza?

Certamente. Con la mascherina, le distanze e la maggiore attenzione all’igiene si diminuisce il rischio di contrarre i virus influenzali che hanno le stesse modalità di trasmissione del Coronavirus. La campagna per la vaccinazione antinfluenzale è iniziata ad ottobre. Alcune Regioni hanno acquistato più dosi - ad esempio in Veneto si è passati da 750 mila a 1,6 milioni - auspicando di proteggere una maggiore quota della popolazione in base alla famosa immunità di gregge per cui con una dose si proteggono tre persone. In ogni caso la campagna prosegue in questi mesi: meglio informarsi dal proprio medico.


Qual è il ruolo del medico di famiglia nella gestione del Covid-19?

La pandemia ha dimostrato come l’obiettivo debba essere avvicinare il sistema sanitario al cittadino. Il primo punto di riferimento, in caso di malattia, anche di quarantena o positività, è sempre il medico di medicina generale. Senza prossimità, senza vicinanza, non si possono sconfiggere le complessità. La medicina generale per essere moderna ha bisogno di una riorganizzazione, di maggiore personale e soprattutto di essere dotata di strumenti di diagnostica di primo livello.

VACCINO ANTINFLUENZALE


È raccomandato ai soggetti di tutte le età (dai 6 mesi) a rischio di complicanze per malattia, agli over 60, agli operatori sanitari e ai lavoratori a contatto col pubblico e gli animali. La raccomandazione è estesa anche ai bambini fino ai 6 anni e ai familiari di soggetti fragili. La vaccinazione protegge dalle complicanze dell’influenza, diminuisce la pressione sul sistema sanitario e agevola la diagnosi differenziale dei casi sospetti di SARS-CoV-2.

LE NUOVE INDICAZIONI


Lo stato di emergenza è stato prorogato fino al 31 gennaio 2021. Le indicazioni potrebbero essere modificate in base all’andamento dell’epidemia. Ecco le principali.


• Ristoranti, pasticcerie e bar chiudono alle 24. Dalle 18 è possibile solo il consumo al tavolo per massimo 6 persone; sono consentiti l’asporto e le consegne a domicilio ma sono vietati il consumo e la sosta davanti ai locali.

• Sale giochi e scommesse e bingo chiudono alle 21; sono vietate le sagre e le fiere ma proseguono le manifestazioni fieristiche purché svolte in sicurezza.

• I sindaci possono disporre la chiusura al pubblico dopo le 21 di vie o piazze nei centri urbani dove possono crearsi assembramenti.

• I servizi per l’infanzia e il primo ciclo di istruzione si svolgono in presenza: le scuole secondarie di secondo grado incrementano l’attività digitale, scaglionano gli ingressi a partire dalle 9 e possono adottare turni pomeridiani.

• La capienza di bus e treni è fissata all’80% e si invita a incrementare lo smart working.

• Sono sospese le gare e le attività degli sport da contatto di carattere ludico-amatoriale: le società sportive, le palestre e le piscine che hanno attivato appositi protocolli possono proseguire le attività ma senza partite o gare.

• Gli spettacoli all’aperto, compresi gli stadi, possono accogliere fino a 1000 persone: 200 al chiuso.

• L’isolamento (dei soggetti positivi) e la quarantena (dei contatti dei positivi) sono stati ridotti da 14 a 10 giorni in presenza di un tampone negativo.

Fonte: rivista Pharma Magazine Novembre 2020

Foto © Depositphotos.com

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